Tirana, Shqiperia. A point of view.

Originally published on Cagliari.globalist

Ci sono parole straniere che ti ronzano per la testa senza suscitarti nessuna curiosità. Un giorno d’improvviso, ti trovi di fronte all’oggetto cui si riferiscono, e ti vien voglia di sapere. Questo mi avvenne a Durazzo, quando sbarcato udii, cioè, riudii disegnare con il nome di Shqiperia il paese di cui ero ospite, e shqiptare i suoi abitanti. Mi dissero che Shqiperia voleva dire “Nido di Aquile”; mi guardai intorno, nido d’aquile per un simile paese mi parve una definizione un po’ audace. Credetti di capire, quando mi dissero che l’aveva messo in giro un poeta.
E invece non capii che più tardi, e allora mi resi conto che anche i poeti, qualche volta, hanno ragione.”

Indro Montanelli

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Chi vi scrive è un ragazzo di 25 anni, che grazie ad uno dei progetti di scambio internazionale finanziati dall’Unione Europea sta trascorrendo due mesi di Servizio Volontario Europeo a Tirana, capitale dello Stato albanese. 

Quando si arriva a Tirana, dalla strada per Durazzo, la prima impressione è che Tirana nonassomigli a nessuna capitale europea, e che sia molto diversa anche dal resto delle capitali balcaniche. Il traffico è ingestibile, i mercati all’aperto ricordano i paesi arabi e la Turchia, ed in ogni angolo trovi segni di tutte le dominazioni che negli anni si son succedute nel paese.
L’Albania è un paese molto giovane, il più giovane d’Europa secondo EuroStat per età media dei suoi abitanti, e passeggiare per Tirana lo conferma. I ragazzi albanesi conosciuti durante lo scambio parlano con molta competenza della loro storia recente e passata, e il fatto di aver vissuto non più di 23 anni fa la fine della dittatura comunista e 15 anni fa una guerra civile originata dalle speculazioni finanziarie ha lasciato il segno nelle loro esperienze. Nini, 27 anni, mi raccontava l’altra sera che a 12 anni per lui era normale fuggire con uno zaino pieno di granate dal suo villaggio ad un altro villaggio, vicino Fier, mentre i loro coetanei italiani al massimo si sbucciavano le ginocchia giocando a pallone.
Dopo la guerra civile i giovani albanesi hanno sperimentato un periodo di parziale rinascita, che ancora prosegue. Tirana è rifiorita durante il primo mandato di Edi Rama, sindaco artista, che ha ottenuto nel 2004 il riconoscimento come miglior sindaco del mondo, dopo una operazione di pulizia del fiume Lana di Tirana, e l’abbellimento dei caseggiati comunisti e del bulevardi principale, che conduce al lago artificiale.
I giovani albanesi sono tendenzialmente ragazzi molto maturi, conoscono le lingue grazie ai film sottotitolati che passa la tv più che grazie alla scuola, e hanno voglia di aprirsi al mondo. Alcuni di loro vedono la possibile entrata nell’UE come un diversivo da parte del governo per sviare l’attenzione dai problemi reali e da parte dell’UE per tenere sopiti i problemi con Kosovo, Serbia, Macedonia e Grecia, e forse in parte può essere vero, ma sono affascinati dalla possibilità di muoversi liberamente, senza VISA, nel resto d’Europa, e poter partecipare a programmi di scambio come i loro coetanei europei. Purtroppo anche in Albania nel corso degli anni il governo ha svenduto il sistema universitario ai privati, comportando così una preparazione al ribasso dei ragazzi, e togliendo possibilità di una istruzione di qualità alle classi meno abbienti.
Uno dei fattori che sta incidendo tantissimo nell’apertura al mondo dell’Albania è il turismo. Qualche anno fa LonelyPlanet ha inserito l’Albania tra le 10 nuove mete da scoprire nel mondo,e questo pare abbia influito più di qualsiasi politica governativa. Ora l’Albania è attraversata da stranieri che ne vogliono ammirare le bellezze, e non sono poche; probabilmente con qualche campagna promozionale importante l’Albania potrebbe davvero diventare una delle mete turistiche più ambite d’Europa, e non solo d’estate.
Tutto l’insieme di questi fattori, unito agli eventi che in questi anni si stanno susseguendo nei paesi in via di sviluppo, mi porta a credere che in Albania succederà qualcosa di importante nei prossimi anni. È in atto un risveglio delle coscienze in tutto il bacino del mediterraneo che non lascerà indifferenti i giovani albanesi. Staremo a vedere.

Alessandro Sanna

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