Balcani. Sul significato e la bellezza

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Cara amica,
Ti scrivo da un autobus sgangherato, mentre mi dirigo verso sud.
Ti scrivo mentre sotto i miei occhi scorrono pastori con un branco di pecore un po’ sporche.
Il cielo plumbeo incornicia perfettamente questo paesaggio.
In un angolo fangoso una signora vestita di stracci rovista tra la spazzatura colorata.
Una contadina con un fazzoletto bianco sta seduta sul bordo della strada vendendo pomodori. Ha gli occhi incavati nelle rughe, la pelle troppo scura per un fine novembre qualsiasi.
E quelle stesse case, con i muri scrostati, lasciate a metà, ora mi fanno sentire a casa.

Cara amica,
è difficile definire la bellezza,
e di difficile definizione è il rumore dei miei pensieri.

Mi ritrovo qua dopo un anno di viaggio, i miei occhi pieni di meraviglie.
Ero lontana, la pelle sulla sabbia bianca e soffice, calda e azzurra, come le infinite sfumature del mare.
Eppure erano vuote le mie emozioni, vuoti gli occhi di chi mi guardava, nonostante l’apparente abbondanza.
Nonostante vedessi tutti i colori che avevo sempre desiderato, nonostante toccassi ció che causava una sottile invidia da parte di molti.
Ho sentito giorno dopo giorno che mancava qualcosa, qualcosa di importante,
e come tutte le cose profonde, era troppo difficile da spiegare.

Cosí cara amica, cercavo significato.
Cercavo qualcosa che potesse scalfire il mio cuore con parole dure.

E ora sono qui, scaraventata nei viaggi infiniti, freddi, nel dormire in una stazione sporca e sconosciuta su una panchina dura.
Il bus che metterebbe alla prova anche gli stomaci più duri, a me sembra dondolare, mentre i miei occhi si prendono il duro aspetto della povertà.
Gli edifici bombardati dalla guerra, gli occhi delle persone che hanno perso l’amore, il figlio, l’amico.
E fanno finta,
che sia tutto ok.
Il sole è freddo e lontano, il fango è rappreso nei miei stivali.
Eppure non posso smettere di camminare, ho fame di sapere, raccontatemi un altra storia.
Lasciate che il vostro dolore colpisca il mio cuore, incidete la mia pelle con le vostre storie.
I visi rugosi e rovinati dal sole, gli occhi profondi, i lineamenti duri, gli sguardi fieri mi colpiscono
e io, abbasso lo sguardo.

Cara amica, non è facile definire la bellezza, quella profonda, di cui non puoi dimenticare le vibrazioni.
Perché come tutte le cose profonde, è difficile da spiegare.
Ma posso dirti che qui l’ho trovata, ho trovato il significato che tanto andavo cercando nel mio perdermi in luoghi esotici e lontani.
Smettendo di rincorrere tutto quello che avrebbe dovuto rendermi felice, mi sono arresa.
E queste terre brulle mi sono entrate dentro, le persone che le abitano, con le loro storie, mi hanno scalfito il cuore.

Cara amica, non accontentarti mai del volo etereo di una farfalla.
Cerca la pioggia fredda, la strada difficile da percorrere, il ritmo rotto e sofferto delle vere decisioni, quelle piene di paura.

Là, nascosta tra le pieghe di questa vita un po’ sporca e stanca,
troverai la vera bellezza,
quella che non si farà dimenticare
all’ombra del primo tramonto senza colori.

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